Burden of dreams

dcb7154d4b9baf6babf8603ff1bceefb.jpgBurden of dreams (il fardello dei sogni) è il documentario che racconta la storia della realizzazione di Fitzcarraldo (1982), forse il film più famoso di Werner Herzog – uno dei più importanti esponenti del cosiddetto “nuovo cinema tedesco” – nel quale si racconta la vita (ispirata a una figura storica reale) di Brian Sweeney Fitzgerald, imprenditore visionario che cerca di portare una nave su una collina per farla scendere dall’altro lato e superare così l’ostacolo insormontabile delle rapide. Il suo scopo è diventare molto ricco per costruire un teatro dell’Opera in Amazzonia (e farlo inaugurare a Enrico Caruso).
In realtà, più che la storia della realizzazione, il documentario racconta il lungo
, lunghissimo elenco delle disavventure che hanno accompagnato il lavoro. Alcuni sostengono che questo documentario sia persino più affascinante del film” (come riporta Morandini), in quanto sembra davvero incredibile la serie di disavventure che ha accompagnato la produzione e che suggerisce un evocativo parallelismo tra la storia cinematografica e la storia reale.
Infatti, fin dall’inizio, la produzione non partì col piede giusto: la location scelta inizialmente risultò inadeguata a causa dei conflitti tra le tribù locali. Poi: la nave da usare per le riprese si incagliò a causa della “stagione secca più lunga della storia” (Herzog). Jason Robards, l’attore inizialmente scelto per la parte principale, si ammalò dopo poche riprese e dovette lasciare. A causa di tutti i ritardi, anche la rockstar Mick Jagger, scelto per il ruolo di aiutante, abbandonò la produzione perché doveva onorare alcuni impegni discografici. Venne dunque scelto Klaus Kinski come protagonista e le scene girate fino a quel momento con Jason
Robards divennero quindi da buttare. Il ruolo dell’aiutante di Fitzcarraldo venne cancellato.

Ma anche nella location definitiva le cose non furono semplici, perché, tra l’altro, gli uomini erano tutti confinati in un piccolo spazio e senza la possibilità di portare le mogli. La mancanza delle donne divenne in breve drammatica e fu necessario ingaggiare delle prostitute. «Persino il prete cattolico ci ha consigliato in questo modo, per evitare tensioni» (Herzog).
Tra l’altro la troupe dovette curare due feriti per scaramucce, vere o presunte, con le frecce. I tempi si allungarono ancora, anche perché si ruppe il bulldozer per spianare la strada, l’aereo che comunicava con la “civiltà” ebbe un incidente che causò alcuni feriti e una persona paralizzata. Nel c6adad2fbca9b8f6e09a954536469022.jpgcomplesso la lavorazione del film costò una vittima.
«
Ho esaurito la fantasia. Non so cos’altro potrà accadere adesso», racconta alla telecamera il regista sconsolato.

Molto difficoltosa fu anche la scena più importante, quella in cui una nave viene fatta salire su una collina e fatta scendere dall’altra parte. Infatti ciò che si vede nel film è reale e nessun effetto speciale venne usato: davvero una nave venne trainata (con metodi non modernissimi) sulla cima di una collina e poi portata giù.

Forse proprio in questa scelta sta uno dei pregi maggiori del film (e del documentario): Fitzcarraldo non è una storia vera, né un film con pretese etnografiche. Al contrario è un racconto volutamente irreale e metaforico. D’altro canto ciò che si vede nel film è “vero”, perché è stato realizzato davvero, con tutti i problemi, le fatiche, perfino le tragedie. Come per dire che far avverare i sogni è assai più difficile e drammatico (fisicamente, psicologicamente, economicamente) che in una favola.

Tornando alla nave, Herzog voleva usare un sistema “arcaico” (d’altronde il film è ambientato in Peru nella prima parte ‘900) per trascinare la nave. Per questo motivo litigò con l’ingegnere brasiliano (il quale alla fine si autolicenziò) che, ingaggiato a questo scopo, aveva ideato un sistema più efficace ma meno “poetico”. Herzog si rifiutò categoricamente di scendere a compromessi: «Così si perde la metafora principale del mio film, l’impossibilità di portare una nave su una collina». In realtà il sistema era progettato per una pendenza del 20%, ma Herzog insistette per il 40% e, inevitabilmente, i cavi si ruppero. Quindi l’incidente che si vede nel film è completamente reale (anche se la “vittima” è un attore, almeno in questo caso). Ancora Herzog: «È impossibile, questa 368b9e73b16946c3970db722f0c2962b.jpgimpresa potrebbe ucciderci tutti».

Piano piano il nervosismo conquistò tutti. Così Klaus Kinski, che pure era arrivato tra gli ultimi sul set e dunque non sarebbe dovuto essere tra i più sofferenti: «Tu non puoi scappare in nessun modo da questo foXXXto accampamento. Io devo stare qui perché sono pagato per farlo, sono completamente prigioniero qui. Posso andare da qui a lì e da lì a qui. Cosa posso fare? Almeno c’è questa vista meravigliosa e la foresta».

Ma tutti i problemi non hanno avuto come conseguenza solo nervosismo e scoramento. Infatti, nel mondo del cinema, ogni giorno di ritardo (e ormai il ritardo si misurava in mesi) equivale a una somma di denaro che si perde. E più denaro si perde in ritardi, meno la produzione è disposta a ulteriormente investire nell’impresa. Detto in parole povere: i soldi erano finiti e ormai solo pochi del cast e tra gli indiani credevano ancora nel progetto. È quindi quasi un prodigio che si sia riusciti ad arrivare in fondo!
Infine, ancora due sfoghi di Herzog: «
Forse la natura, la giungla, sono più forti di noi. Kinski dice che trova qualcosa di erotico in questa giungla. Io non trovo nulla di erotico, vedo una grande lotta per la vita. Vedo la violenza e il dolore. Mi sembra che neanche gli uccelli cantino qui. Sono urla di dolore. Anche le stelle di questo cielo sono un caos. Non c’è armonia qui. Non c’è armonia nell’universo. Ma io non odio questa giungla, la amo moltissimo». «Se credessi nel diavolo direi che il diavolo era qui ed è ancora qui. Sto mettendo in discussione la mia professione. Non credo che farò più film. Anche se riuscissi a finire il film e la gente dicesse che è un film meraviglioso, nessuno al mondo potrebbe convincermi di questo». Ma è stato solo uno sfogo di frustrazione. In realtà, da Fitzcarraldo a oggi Herzog ha diretto quasi 20 film. Riccardo

(vhs, 6 marzo 2008)

Burden of dreamsultima modifica: 2008-06-30T09:00:00+00:00da riccardoso
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2 pensieri su “Burden of dreams

  1. Non conoscevo questo documentario, ma vuole il caso che proprio in questi giorni sono immerso nella lettura del diario che Herzog ha scritto durante la lunghissima lavorazione di Fitzcarraldo (“La conquista dell’inutile”, Mondadori).
    Un libro davvero affascinante che, oltre a dare un’idea delle condizioni in cui si sono svolte le riprese, è anche utile per comprendere l’idea di cinema del regista tedesco.

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